Attrattiva anche per gli studenti
L’offerta di student housing, tra i motori della rigenerazione urbana
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Uno dei volti che caratterizzano oggi Milano è quello di città universitaria. Il numero di studenti presenti nel capoluogo rappresenta circa il 9% della popolazione complessiva, superando le 130.000 unità. Un bacino di utenza contraddistinto da specifiche esigenze culturali e sociali, che impongono una riflessione sulle formule che potranno soddisfare questa imponente richiesta abitativa. Negli ultimi decenni, tale fenomeno ha segnato fortemente l’evoluzione della città, ri-orientandone l’immagine e i modelli fruitivi. La richiesta nei prossimi anni tenderà ad assumere un carattere ancora più radicale, sostenuto dalla crescita degli scambi internazionali tra studenti, docenti e ricercatori, che metteranno alla prova le strutture dello student housing anche rispetto alle nuove esigenze della pandemia e alle possibili ripercussioni per il futuro. Una situazione, dunque, che rende impossibile pensare al destino della Grande Milano senza una specifica messa a fuoco del tema dell’abitare per studenti.
Il mercato privato ha da tempo recepito l’opportunità, elaborando una serie di soluzioni che hanno favorito l’accoglienza degli studenti, anche attraverso nuove forme di ospitalità. Ciò ha innescato un processo di recupero dell’esistente, favorendo per esempio la sistemazione di sottotetti e spazi interrati, con la messa a fuoco di soluzioni ibride innovative. Si tratta di una trasformazione che rimane forse nascosta – e che richiederà di essere meglio normata in futuro da un punto di vista qualitativo – ma che sta già producendo un forte impatto sulle modalità del vivere lo spazio urbano, sulle interazioni tra i cittadini, sullo sviluppo di nuove modalità abitative. Anche gli enti istituzionali stanno orientando le proprie politiche d’investimento verso il potenziamento della residenzialità studentesca, dando luogo a interventi che generano trasformazioni complesse del tessuto urbano. Basti pensare ai casi dell’Università Bocconi e del Politecnico, recenti protagonisti della costruzione di nuove e interessanti strutture per l’ospitalità studentesca, che stanno modificando la natura d’interi quartieri.
L’osservazione di questi due casi mette immediatamente a confronto altrettanti possibili approcci al tema. Il primo, che potremmo chiamare modello Bocconi, ha scommesso sul coinvolgimento di operatori e firme internazionali di prestigio, attraverso la formula del concorso, a garanzia della qualità degli interventi. Un modello che ha quindi puntato a generare una forte attenzione mediatica, insistendo particolarmente sulla necessità di collocare le residenze in prossimità delle strutture esistenti per la didattica e la ricerca, conformemente all’idea del campus anglosassone. Il modello Politecnico, al contrario, sembra insistere su una ricerca più specifica della qualità e dell’innovazione funzionale, confermata dalla costituzione di un organo interno all’ateneo, dedicato agli aspetti gestionali e funzionali dello student housing. Una strategia che ha portato ad attrarre cospicui finanziamenti dalla legge 338/2000, generando un forte impulso al rinnovamento dell’offerta. Gli investimenti si sono in questo caso concretizzati in strutture distanti dai tradizionali campus, dislocando le residenze all’interno del tessuto urbano, anche in zone periferiche e degradate, a vantaggio di un maggior dialogo tra università e città, seppur con delle scomodità logistiche per gli studenti.
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