È ora che l’Italia entri nel XXI secolo
La lettera di Daniele Lauria considera come l’emergenza sanitaria abbia nuovamente evidenziato i molti deficit del paese, mentre Invitalia e altri enti proseguono (giustamente) a pubblicare bandi per l’affidamento di incarichi attraverso procedure farraginose e punitive per la qualità. È necessario un intervento per rendere l’Italia più moderna e competitiva
L’emergenza sanitaria ha messo a nudo il deficit infrastrutturale del “Belpaese”, anche a livello informatico (banda larga?!!), e l’arretratezza delle pratiche digitali (nella scuola come nella pubblica amministrazione). Il susseguirsi dei decreti e gli enciclopedici, eppure lacunosi, allegati, testimoniano il groviglio di norme fiscali, lavorative e amministrative che i nostri legislatori hanno collezionato nel corso dei decenni. Per non parlare dell’affanno con cui si affronta l’emergenza sanitaria, tra gli annunci altalenanti della politica (“chiudiamo!”, “no, apriamo”, “richiudiamo!”) e la mancanza di protocolli e strategie condivise oltre che delle minime misure di sicurezza per chi sta affrontano il virus a mani nude.
Ci troviamo di fronte ad uno scenario che consiglierebbe una riflessione profonda e un intervento progettuale, multidisciplinare, per rendere il Paese più moderno e competitivo, oltre che più reattivo in situazioni di emergenza, fosse anche “solo” nel caso dei ricorrenti disastri naturali.
Sarebbe ora che l’Italia entrasse nel XXI secolo. Purtroppo temo che ci fermeremo a rincorrere l’emergenza. Ovviamente spero di sbagliarmi e, soprattutto, mi auguro che la società civile e le professioni facciano la loro parte, con proposte mirate e forti.
Da parte mia, mi limito a segnalare che prosegue, anche in questi giorni e come se nulla fosse, la pubblicazione di bandi per l’affidamento di incarichi, ad opera d’Invitalia come di altri enti. Il fatto che la macchina dei lavori pubblici non si fermi è certamente un fatto positivo, però appaiono sempre più insostenibili i chilometrici disciplinari (spesso frutto di “copia incolla”) con annessi rimandi a decine e decine di norme; la parossistica moltiplicazione di moduli, certificati e documenti da produrre; il poco tempo a disposizione per formulare l’offerta (mediamente un mese, mentre i procedimenti per l’istruzione della gara e la sua aggiudicazione arrivano spesso a dieci o dodici); un meccanismo di valutazione che ancora premia il ribasso economico dei corrispettivi (mediamente del 40%, con buona pace della qualità della progettazione) e che restringe l’accesso attraverso requisiti finanziari e tecnici eccessivamente selettivi. Premessa l’utilità dello strumento e l’urgenza che i professionisti si strutturino con sempre maggiore efficienza, non sarebbe l’ora di semplificare qualcosa e inventarsi meccanismi nuovi per rendere realmente competitivo il nostro settore?

